Gorer ha dimostrato come la morte sia diventato tabù e come, nel XX secolo, abbia sostituito il sesso quale principale divieto. Una volta si raccontava ai bambini che nascevano sotto un cavolo, però essi assistevano alla grande scena degli addii al capezzale del moribondo. Oggi sono iniziati fin dalla più tenera età alla fisiologia dell’amore, ma, quando non vedono più il nonno e se ne stupiscono, gli si dice che riposa in un bel giardino in mezzo ai fiori. […] Più la società allentava le costrizioni vittoriane nei riguardi del sesso, più respingeva le cose della morte. […] La morte è divenuta l’innominabile. Ormai tutto avviene come se né io, né tu, nè quelli che mi sono cari, fossimo più mortali. Tecnicamente ammettiamo di poter morire, stipuliamo assicurazioni sulla vita per salvaguardare la famiglia dalla miseria. Ma in verità, in fondo al nostro cuore, ci sentiamo immortali».

Philippe Ariés, Storia della morte in Occidente, Milano, BUR, 2017.