Sabato 28 febbraio 2026 verso mezzogiorno.
Non è un ascensore che non funziona, è l’approccio culturale all’accessibilità che manca.
Nella tratta Sesto Rondò – Cologno Sud che ho fatto con mio figlio che si muove con la sedia a rotelle ho trovato di tutto:
– la gioia, dopo decenni, di poter prendere la metro in due stazioni grazie ai nuovi ascensori;
– la gentilezza e la disponibilità del personale Atm;
– un ascensore non funzionante nella stazione di snodo tra due linee metropolitana;
– l’indicazione dell’agente di stazione che la tratta che avremmo dovuto percorrere era tutta agibile. Ammetto colpevolmente di non aver guardato l’app;
– l’alternativa all’ ascensore rotto: due ascensori un po’ difficili da raggiungere.
Ma non c’ era un cartello, un segnale che indicasse il percorso alternativo e nessuno modo di comunicare con gli agenti di stazione, tanto che se fossi stato io da solo sulla sedia a rotelle avrei dovuto confidare in un passante per avere un po’ di aiuto.
Questa è la cultura dell’accessibilità che manca; questa è Milano ancora ubriaca dell’accessibilità olimpica, mentre assiste alle olimpiadi di serie b, ah no scusate, alle paralimpiadi!

di Maurizio Attanasi