Sognando un figlio…
Mio figlio frequenta il Liceo Artistico, così come feci io alla sua età.
A volte lo spio per capire qualcosa di lui, del suo mondo. Ma ammetto che ci capisco ben poco.
Di recente ho scoperto che per l’estate, tra le altre cose, gli hanno dato da scrivere un tema sull’arte e sull’educazione. Leggendo il titolo mi è venuto da sorridere. Si tratta di una di quelle tracce generiche per cui si può scrivere tutto e il contrario di tutto, ma su cui non si sa mai che cosa scrivere veramente.
Mi piacerebbe leggere il tema di Matteo quando l’avrà finito. Ma è improbabile che ciò accada.
È molto geloso delle sue cose.
Certamente non sono io il suo interlocutore privilegiato.

Non potendo leggere il suo tema mi è venuto spontaneo chiedermi che cosa avrei potuto scrivere allora, durante la mia adolescenza.
Quegli anni sono ormai lontani. Erano gli anni in cui era più forte il senso di ribellione e la voglia di creare un proprio futuro senza le stampelle e i divieti dei genitori: mamma e papà. Quegli anni sono ormai passati ma se chiudo gli occhi sento ancora i profumi dei vicoli di Napoli e il rumore delle strade Termoli. Se allora avessi avuto anche sol un po’ della consapevolezza di oggi avrei voluto, potuto, tentato di scrivere ai miei insegnanti della scuola d’arte le seguenti parole.
Cari adulti
Io sono un vostro alunno e voi siete le persone deputate dalla società a educarmi, a farmi crescere. Ma da voi sento arrivare solo conformismo, e la richiesta di adeguarmi a regole ormai stanche. Per quel poco che so dell’arte, della vera arte essa è sempre stata la capacità di riscrivere regole e paesaggi. Questo vi chiedo: la possibilità di avere da voi gli strumenti necessari per poter riscrivere la mia arte, il mio mondo, la mia pittura”.

Mi sarebbe piaciuto scrivere questo ai miei insegnanti. Probabilmente il linguaggio sarebbe stato più acerbo, visto i pochi anni di allora, ma sarebbe stato bello poter scrivere queste parole.
Invece, ora che sono adulto, almeno cronologicamente, se non come capacità, mi limiterò a essere quello che sono, un adulto pedante, che forse non è più in grado di ascoltar l’adolescente che fui e gli adolescenti di adesso.
Per cui mi limito a spiare mio figlio.
Sperando che abbia più coraggio di quanto ne abbia avuto io allora.

https://www.mentinfuga.com/i-figli-e-i-compiti-delle-vacanze/