Continuiamo i nostri dialoghi sul carcere. Perché il carcere? Perché è uno dei luoghi dell’impossibile, uno di quei luoghi in cui l’umano sembra venir meno, eppure riesce misteriosamente a fiorire. Il carcere è un luogo fisico, ma è anche metafora. Senza dubbio è uno di quei luoghi in cui lo Stato mette alla prova la sua presenza, le sue ideologie, nei confronti di chi è più fragile.
C’è una frase che mi è molto cara I diritti o sono di tutti o non sono di nessuno.
Come potrei interessarmi dei diritti delle persone disabili, a cui fa riferimento questo blog, se non mi occupassi anche dei diritti dei migranti, dei malati mentali, dei carcerati, dei senza tetto, tanto per stilare un primo elenco? Come potrei sostenere i miei diritti se non pensassi anche ai diritti di chi mi è prossimo?
Se guardassi semplicemente al mio non potrei più parlare di diritti, parlerei di privilegi. Allora per me diventa indispensabile guardare i luoghi, le persone, i contesti, le relazioni in cui i diritti di tutti devono prendere forma ed essere. Perché su questo tema non esiste la parola loro, esiste la parola noi.
Oggi dialoghiamo con Raffaele Bruno, artista e deputato, promotore della legge Disposizioni per la promozione e il sostegno delle attività teatrali negli istituti penitenziari. È una legge importante, sostenuta anche attraverso la petizione Per il teatro in ogni carcere.

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